
Si potrà esplorare il mondo di "Faber" attraverso le stesure - provvisorie e no - di alcune canzoni, dalla "Canzone del Maggio" a "Creuza de ma", al work in progress de "La domenica delle salme", alla versione spagnola di "Smisurata preghiera" ("Desmedida plegaria" nella preziosa traduzione del poeta colombiano Alvaro Mutis), fino ad un appunto inedito per il disco, mai realizzato, che avrebbe dovuto far seguito ad "Anime salve".
E ancora: i primi bigliettini scritti alla madre Luisa in cui cerca di giustificare e di invocare perdono per le sue mancanze scolastiche, una biografia manoscritta di Fabrizio stilata dalla madre per i giornalisti, alcuni libri e agende disseminati di appunti di lavoro e di citazioni annotate, una sua lettera al poeta Mario Luzi, un'altra lettera, stavolta drammatica, di Fabrizio al padre Giuseppe scritta durante la prigionia sul Supramonte e controfirmata da Dori, il volume annotato delle "Effemeridi" da cui non si separava mai. Tutta la sua discografia ufficiale fin dai primissimi 45giri, accompagnata da svariate chicche tra cui le matrici originali dei dischi Karim, locandine ormai introvabili, elementi grafici e fotografici da cui sono state ricavate le copertine di quei dischi (provini fotografici originali, scatti alternativi, quadri, ecc.).
Alcuni pregevoli "sguardi d'autore", una sorta di piccola galleria di immagini realizzate dai fotografi che hanno seguito più da vicino Fabrizio durante la sua vita, tra cui Luca Greguoli, Mimmo Dabbrescia, Cesare Monti, Guido Harari, Reinhold Kohl e Francesco Leoni.
Molti anche gli oggetti esposti lungo il percorso espositivo, come quelli tratti dalle scenografie originali dei concerti di Fabrizio: la sua postazione originale con microfono, leggìo, casse e una sedia su cui è appoggiata la sua giacca blu; le lampade e i fari della tournée de "Le nuvole", tre delle sue chitarre originali e il suo prezioso mandolino genovese, e infine il pianoforte che campeggiava nel grande salone di Villa Paradiso e in molte sue foto giovanili.
Una mostra che invita il visitatore a scegliere quale immagine di "Faber" sviluppare per sé, in relazione con il proprio vissuto, a personalizzare il proprio percorso, non suddiviso rigidamente per aree tematiche e cronologiche, ma organizzato in modo da rendere il racconto e la rappresentazione visiva, testuale e musicale, densi di suggestioni ed emozioni.